giovedì 23 aprile 2009

Educazione e Sport

Gli alunni e alunne che hanno partecipato all'incontro con Stefania Belmondo sul tema "Educazione e sport", possono scrivere le loro impressioni nel form in fondo alla pagina o cliccando qui.

Partecipate numerosi!

Ciao, Stefania

martedì 19 febbraio 2008

Uno sport per crescere

Ciao a tutti e benvenuti nel mio nuovo blog, che spero possa essere un simpatico strumento di comunicazione tra voi e me. Per cominciare ho inserito qua una mia riflessione su quello che è secondo me il rapporto tra lo sport e la crescita di un bambino... spero vi piaccia e che lo condividiate...

La mia esperienza di atleta mi ha insegnato che lo sport, inteso come stile di vita corretto, mirato a star bene con se stessi e gli altri, contribuisce in modo determinante alla formazione della persona e al miglioramento dei rapporti umani: attraverso una disciplina sportiva si impara a misurarsi con i propri limiti, rinforzando la capacità di resistenza con la fatica e lo spirito di sacrificio e a confrontarsi con altri rispetto al risultato.

Bisogna però distinguere il divertimento sportivo, che può coinvolgere tutti, dall’agonismo, che interessa solo qualcuno: bambini e ragazzi, infatti, devono essere liberi di giocare, come succede ancora nei paesi nordici e non spinti a vincere subito.

Fin da piccola avevo una notevole energia, una gran voglia di muovermi: ho cominciato a sciare a quattro anni e, pur vivendo in una piccola frazione dell’Alta Valle Stura, partecipavo a corsi di nuoto e a garette di sci e di corsa perché mi piaceva mettermi alla prova.

Ringrazio sempre i miei per avermi appoggiata senza insistere sulla competizione, altrimenti non so se avrei continuato.

Ai ragazzi non dev’essere imposto nemmeno il tipo di sport: sicuramente io ho scelto lo sci di fondo, così duro e faticoso, per gli spunti affettivi che ho colto nell’ambiente, in famiglia (mio papà sciava da militare) e in chi mi ha indirizzata, in particolare nell’allenatore, un vero modello per me: mi ha insegnato ad allenarmi, a non abbattermi per la sconfitta e ad accettare i miei limiti, ma, soprattutto, a credere che un atleta deve e può vincere con le proprie forze. Per questo sono molto dura con chi fa uso di sostanze, perché non solo commette un furto nei confronti degli altri atleti, ma fa del male a sé e alla società e non è di esempio.

Bisogna cambiare metro di valutazione del successo sportivo, educando le nuove generazioni a una pratica che possa appagare di per sé, per i valori che offre alla persona e al di là del risultato.

L’allenamento costante - 10.000 km l’anno tra sci, bicicletta, skiroller e corsa - è stato il mezzo per conoscermi, per abituarmi gradualmente allo sforzo e a sviluppare una resistenza duratura e la forza di volontà. Da ragazzina, però, lo sentivo appunto come un divertimento, anche se non è stato facile conciliare studio e attività sportiva.

Ma ce l’ho fatta e, a proposito di emancipazione femminile, nonostante sia piccola di statura, sono stata la prima donna italiana a vincere una gara di Coppa del Mondo, di un Campionato Mondiale e di un’Olimpiade.

L’agonismo mi ha dato tantissimo: ho vissuto intensamente, ho fatto infinite esperienze, imparando a crescere e a vedere il mondo in un certo modo. Ho conosciuto belle, grandi persone e valori come l’amicizia, il sacrificio, la vittoria, la felicità. Partecipare a cinque Olimpiadi è stato esaltante: il vero sport è incontro tra individui e unione tra nazioni.

Avrei desiderato vivere da atleta anche quelle di Torino 2006, ma, nonostante la forte spinta agonistica, ho scelto di stare con i miei bambini, ancora piccoli: per me la più grande vittoria, adesso, è quella di essere mamma di Mathias e di Lorenzo.A loro e ai ragazzi che incontro nelle scuole e a cui presento i libri e il video sulla mia esperienza atletica e umana vorrei far capire quanto è bello praticare uno sport, ma senza spingerli ad una meta. Vorrei trasmettere la felicità di aver vinto tanto e anche perso, ma contando solo sulle mie forze; di poter tagliare il traguardo esprimendo se stessi in pieno e di condividere la gioia immensa con familiari, amici, tifosi e… il mondo intero, come mi è successo con l’accensione del braciere olimpico.

Alla prossima occasione,

Stefania